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Sacrificare l’ego e non nutrire le reazioni

Ha senso compiere una azione opposta a quella che ci condurrebbe a fare l’ego?

“Ciò che intendo per sacrificare l’ego è la possibilità di ascoltare le parti di noi che sono in reazione, invece di agirle in modo impulsivo , semplicemente rimanere li…. e se lo facciamo le bruceremo, perchè non agire una reazione porta a bruciare l’ego.

Se ( per contrastare l’ego)  fai l’azione opposta, comunque stai agendo qualcosa e quindi l’energia non viene trattenuta dentro, non è contenuta. L’agire l’opposto di ciò che faremo normalmente comunque è prendere quell’ energia dell’ ego ed agirla orizzontalmente nello spazio e nel tempo e quindi comunque sprecare l’energia in un’azione.

Quando invece tantricamente rimanete dentro a quella reazione e rimanete con quel bruciare, senza muoversi in nessuna reazione, quello diventa veramente un inferno per l’ego. Perchè l’ego e la mente vuole risolvere il conflitto, in frasi come “…non posso fare questo quindi faccio quell’altro….”… Quando rimaniamo con questa reazione, quando la conteniamo nel nostro silenzio, cio’ che accade è che l’energia invece di venire utilizzata nel tempo e nello spazio brucia l’immagine dell’ ego. A quel punto sorge una nuova azione che potrebbe sembrare la stessa di prima, ma viene da un posto completamente diverso e noi ne conosciamo la differenza perchè non c’è sofferenza, perchè non c’è la sensazione di esserne l’autore.

La parola sacrificio eè una parola colma di significati, soprattutto se la usiamo nel contesto di esprimere noi stessi ed essere autentici. Non sembra una contraddizione ? “…Come e possibile essere me stesso e nello stesso tempo devo sacrificarmi…”, ovviamente la mente non ci arriva.
E’ perchè (il sacrificio) ha a che fare con il rimanere consci dello spazio nel quale sorgono le nostre azioni, e se rimani conscio dello spazio dalla quale sorgono le nostre azioni, allora, in quel rimanere conscio, possiamo vedere le nostre ripetizioni ed i nostri comportamenti meccanici e forse ad un certo punto, essendone cosi stanchi di essi , invece di agirli per la millesima volta, siamo capaci di starci insieme. A quel punto la Shakti, l’energia, puo’ prendere una rotta diversa……completamente diversa… e  sarà un agire autentico. Diamo vita a noi stessi in un certo modo, diventiamo noi stessi.
Il corpo sente una soddisfazione che gli era sconosciuta prima, perchè quel corpo in cui sta agendo l’ego non sente soddisfazione. Dal punto di vista meccanico è abbastanza semplice… quando un’azione sorge dal vuoto, quando viene filtrata dall’ego, non riesce ad esprimersi completamente nella sua pienezza nella vita. All’inizio sorge con tutta la sua forza, ma poi colpisce i meccanismi della personalità che si stanno proteggendo da questa totalità, perchè senza di essi la totalità farebbero esplodere l’ego.
Quindi, l’azione, quando viene filtrata dall’ ego ed entra nella manifestazione non è mai precisamente come è nata dentro di noi e quindi non ci sentiamo veramente di aver detto e fatto ciò che volevamo dire e fare. Sentiamo questa insoddisfazione e questa insoddisfazione non dipende su ciò che facciamo…. è li è l’interessante, perchè l’azione – determinata comunque dalla coscienza è impersonale – ma il motivo per la quale non viene sentita nella sua completezza e nella sua purezza è perchè , di nuovo impersonalmente, il meccanismo dell’ ego sta filtrando e personalizzando l’azione. In questo modo la Shakti di quell’ azione non è libera di sprigionarsi, è contratta e repressa….

L’ energia della reazione è fondamentalmente la nostra inabilità temporanea di esprimere completamente noi stessi.

Quindi quando siamo capaci di sentire queste reazioni invece di “agirle”, le ascoltiamo. Quell’energia, che sorge dal vuoto invece di venire proiettata orizzontalmente e diventare una ripetizione infinita della stessa cosa, ancora , ancora e ancora…. diventa nuova. L’ ego viene bruciato vivo dalla nostra abilità di rimanere.

Quella è (la forza di) Shiva, l’immobilità …che contiene tutto il movimento della Shakti. Per quello che Shiva è il signore dello Yoga.

Quindi quando capiamo questo meccanismo, quando l’azione è agita, diventa completa e sentiamo soddisfazione perchè il corpo è svuotato.

Quando l’ azione sorge colpisce un condizionamento e c’è questa ripetizione infinita, parte dell’energia che è repressa non è liberata quindi rimane e crea una ripetizione. Questa ripetizione è la sensazione del me…… ( interessante vero ? ) Quando diciamo “ ah io sono così..!” non e affatto vero . Noi quando diciamo “io sono così..!” stiamo parlando degli schemi ripetitivi dell’ego. Quindi cosè che può interrompere quelle ripetizioni ?

…Silenzio…Shiva, “..il distruttore dell’ ignoranza..” ….Vuoto…Nulla…

Cosi quell’ energia che si ripete diventa quell’ insoddisfazione dentro di noi e che è finalmente libera di andare via, di essere trascesa, nella verticalità del momento eterno.

Siamo qui non solo per riconoscere e trascendere il nostro senso di separazione ma anche per incarnare la nostra natura trascendente nella forma.

Questa e la meccanica di come possiamo farlo…”

Shakti Caterina Maggi

 

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