L’Invito: vivere la spiritualità nella vita quotidiana

Intervista realizzata per la rivista Oltreconfine-16Libertà” di Edizioni Spazio Interiore, puoi scaricarla gratuitamente a questo link: https://bit.ly/2UDM3v3

Uno dei punti focali della tua condivisione èil ritorno nel Cuore e l’in-tegrazione della spiritualità nella vita quotidiana. Da questo punto di vista come possiamo compiere azioni che siano in linea con il nostro vero sentire anche negli ambiti più pratici della vita? Come si concilia l’essere individui inseriti in un cammino spirituale con il vivere in una società in cui vanno operate scelte personali e politiche?
Noi tutti sentiamo spesso come la nostra vita non sembri esprimere, nella sua interezza, ciò che abbiamo appreso a livello spirituale, mostrando un’apparente distanza tra un piano assoluto – in cui magari sappiamo che tutto è uno e che siamo una sola Coscienza – e un piano relativo, in cui sembra che valgano un altro tipo di regole e dove la dualità dell’esistenza ci costringe a scelte e decisioni che a volte si scontrano con le nostre credenze e ideali.
In realtà, non possiamo trasformare ed esprimere ciò che sentiamo giusto, fino a che questo non diventi vero in tutti i livelli del nostro essere. Questo vuol dire non solo sul piano mentale, ma anche emozionale, energetico e fisico. Integrare nella quotidianità la verità del nostro Cuore è un cammino fatto di coraggio, sincerità e perseveranza. Quando qualcosa diventa profondamente vero non solo nella nostra mente ma nella nostra vita, allora tutte le nostre azioni ne saranno l’espressione. Ciò che siamo realmente, dietro la maschera egoica in cui sembriamo separati gli uni dagli altri, è una Coscienza unica. Questa Coscienza che siamo si manifesta come il mondo di cui facciamo esperienza: esattamente come in un sogno di notte, tutto ciò che incontriamo è espressione della Coscienza del Sognatore. E noi, profondamente, siamo questo sognatore.
Se vuoi vedere la tua vita cambiare, ciò che deve trasformarsi è la consapevolezza che hai di te, perché è questo livello più profondo del nostro Essere che crea il mondo e non l’apparente immagine che abbiamo costruito di noi stessi. L’ego non crea nulla, è in se stesso un oggetto creato.
Il mondo è Coscienza manifesta, che ne siamo consapevoli o meno: quando tu, Coscienza, non sai chi sei, tutte le tue azioni mostreranno senso di separazione e sofferenza. Non dobbiamo stupirci nell’ascoltare che la Coscienza possa essere ottenebrata dall’ignoranza: pensa a un albero i cui fiori non sono ancora tutti sbocciati e capirai velocemente come, sebbene la primavera sia giunta, non è detto che si manifesti contemporaneamente in tutte le parti del creato. Se la Coscienza in alcune parti è ancora ignorante di sé questo avrà un effetto nella manifestazione. Ritornando alla metafora del sogno, i vari personaggi sognati si comporteranno non in base a una volontà propria, ma rifletteranno la coscienza del sognatore.
In questo sogno chiamato vita, siamo “sognati” dalla Coscienza, ovvero le nostre azioni, parole, pensieri o emozioni non sono altro che un unico movimento interconnesso che rappresenta in ogni istante la comprensione o l’ignoranza che la Coscienza ha di se stessa. Svegliati dunque al tuo essere Coscienza. Nel farlo, tutto ciò che è ancora inconscio e intriso di separazione avrà la possibilità di emergere, di essere riconosciuto e – a livello ultimo – trasformato. In quanto Coscienza, hai la possibilità di manifestare un nuovo Sogno, sia in termini di vita individua-le, che nell’intero schema della manifestazione. La potenza del “proprio” raggio d’azione, per così dire, è esclusivamente limitata dalla capacità di poter includere nel tuo essere tutte le forme viventi come una cosa sola con noi. In Sudafrica esiste un termine, Ubuntu, che significa “io sono perché noi siamo”. Questa è la we-consciousness, ovvero il passaggio da una coscienza personale a una collettiva, in cui l’insieme non è la somma di tante parti, ma l’Uno che si manifesta come molti. Di nuovo, questa informazione di unità potrebbe essere penetrata nella tua forma a un livello mentale e solo parzialmente a un livello emotivo ed energetico. Più profondamente possiamo incontrare gli eventi del mondo da uno spazio di non-separazione, e quindi d’amore, e più l’impatto di questo risveglio si riverserà nella vita, nello stesso modo in cui le onde in uno stagno, create da un’iniziale vibrazione, si espandono in centri concentrici sempre più vasti. Nel concreto, grazie a questa maggiore consapevolezza di sé, saremo capaci di una profonda e non negoziabile risposta alle varie sfide che la vita quotidiana ci propone. Per esempio, laddove persone intorno a noi – siano esse familiari, colleghi o amici – ci suscitino un qualche tipo di reazione, potremmo riconoscere, attraverso queste dinamiche, schemi egoici che sono ancora presenti nella personalità. Nel lasciar andare quegli schemi e incontrando la paura che essi nascondono, il senso di separazione si dissolverà – almeno in una certa misura – nella nostra forma, aprendo la stessa opportunità a tutti gli altri esseri viventi. Questa è la compassione di un Buddha, che attraverso il proprio vivere si fa portale di trasformazione per il mondo intero.
Dunque, se vogliamo vedere nuove azioni, che siano coerenti con la verità del nostro cuore in tutti gli ambiti della nostra vita, ciò che deve mutare è la comprensione che abbiamo di noi stessi. Tutto il resto accadrà di conseguenza.

A volte accade che la vita ci destabilizzi andando a sconvolgere la nostra realtà e talvolta anche quella che noi identifichiamo come la nostra libertà. Come interpretare e come reagire a questi eventi?
In questo periodo storico siamo particolarmente invitati, con onestà e con coraggio, a guardare la paura emergere in noi attraverso tutti i suoi possibili circuiti che includono la negazione, il congelamento, la lotta e la compensazione, per non dover sentire questa intensità. Questo invito include tutti ma se siamo ricercatori spirituali, in un certo senso abbiamo una responsabilità ancora maggiore nel confrontarci con sincerità con noi stessi e diventare consapevoli di quei luoghi interiori in cui ancora tratteniamo separazione e ignoranza di sé. Ciò che è interessante, da un punto di vista evolutivo, è che in questo momento sembra che non abbiamo più scelta se non davvero quella di guardare noi stessi e finalmente incarnare ciò che sappiamo essere giusto su un piano mentale, ma che non necessariamente si esprime in tutti i livelli del nostro essere. Sembra proprio che siamo di fronte a un potente reset evolutivo, in cui tutto ciò che è nascosto emerge in superficie per essere dissolto e ritrasmesso in una vibrazione più elevata. Da un punto di vista molto pratico, questo significa che se finora abbiamo accampato scuse riguardo determinati schemi e contraddizioni nella nostra vita, siamo adesso chiamati a essere molto onesti e a permetterci di ascoltare percettivamente ciò che è ancora spaventoso e difficile.
L’ascolto profondo – che è un’azione dell’Amore stesso – è davvero possibile soltanto quando possiamo contattare un Silenzio interiore e una presenza che ci permettano di ascoltare – senza interferire – il dolore, la rabbia, la paura o la tristezza. Queste emozioni più difficili vengono viste non più come qualcosa da evitare o da cancellare nella nostra vita, bensì come parti di noi con cui dobbiamo riconciliarci e fare pace. Un po’ come un ospite sgradito che abbiamo finora evitato di invitare a casa e che alla fine non possiamo più scansare. Quell’ospite dovrà essere accolto nel nostro cuore, permettendo a tutte quelle vibrazioni non volute di lacrime, rabbia, angoscia e tristezza di avere un posto in noi. Quell’accoglienza silenziosa e amorevole può permettere loro di sfogarsi nel consolante silenzio del cuore anziché proiettare all’esterno, attraverso parole e azioni, il proprio dolore.
Il processo di trasformazione delle ombre della nostra personalità è squisitamente interiore.
Ovviamente questo viaggio di trascendenza dell’ego è una sfida importante su cui non è detto che abbiamo una mappa chiara, in quanto la mente ordinaria cercherà probabilmente in tutti i modi di evitare questo incontro con le parti non volute da noi stessi. Se saremo tuttavia capaci, senza sconti e sotterfugi, di incontrarci davvero, sentiremo allora un senso di profonda interezza e ricongiungimento con tutto ciò che era stato allontanato e rifiutato. Questo è il senso della parabola di Cristo del figliol prodigo, in cui si fa festa proprio a ciò che sembrava negativo e ingrato di noi, quando torna nella casa del Cuore. La sofferenza infatti, non sta nel dolore o nella rabbia o nella tristezza, ma nel rifiuto e nel senso di separazione verso queste cose. Quando non c’è nulla che venga più evitato, possiamo incontrare la vita, noi stessi e gli altri intorno a noi con amore e autentica gioia di vivere.

Molto spesso in ambito spirituale si è sentito parlare della “non-azione” e questa indicazione è stata frequentemente male interpretata. Puoi parlarci del “by-pass spirituale” in tal senso e di come possiamo evitare di cadere nell’illusione che non ci sia niente di concreto da fare per mi-gliorare la nostra realtà?
È facile cadere nell’illusione di stare vivendo ciò che in realtà abbiamo soltanto capito. Spesso infatti, abbiamo compreso dei concetti spirituali che non stiamo davvero applicando nella nostra vita, creando una distanza tra ciò che sappiamo e ciò che siamo. Ecco perché la vita stessa sarà un giudice implacabile e paradossalmente misericordioso nel mostrarci se ce la stiamo raccontando oppure no. Implacabile perché sarà capace di infilarsi e penetrare in ogni singola piega della nostra anima in cui ancora stiamo nascondendo paura. Misericordioso perché in realtà questa – seppur dolorosa – è anche la cosa migliore per noi, se vogliamo davvero crescere nella comprensione e vivere la nostra vita da uno spazio di amore e autentica gioia. Sapere che siamo un’unica Coscienza non è sufficiente se, non appena siamo minacciati o dobbiamo confrontarci con qualcosa di difficile, ci nascondiamo e ci proteggiamo dietro citazioni di maestri e il desiderio compulsivo di avere ragione, pur di non toccare il disagio del non sapere quale sia la prossima mossa o decisione. In altre parole, la nostra comprensione spirituale verrà potentemente messa a confronto e sfidata, fino a che attraverso di essa non diventeremo veri. A quel punto, non conosceremo solo la verità, la incarneremo.
Essere veri significa – a volte – sentire disagio, incertezza, indecisione, smarrimento. Significa dare spazio alle parti di noi più spaventate senza perseguirne gli impulsi o le storie mentali, ma permettendo alla vita di trasformarci e di metterci a confronto con noi stessi. In questo modo possiamo davvero incarnare, nei nostri gesti, nelle nostre azioni, nel nostro quotidiano, ciò che sappiamo essere vero a livello teorico. In altre parole, il Guru è la vita stessa che amorevolmente ci guida e ci insegna ogni giorno, chiedendoci umiltà e autenticità per poter portare sulla terra la verità del nostro cuore. Se ce la stiamo raccontando, ben presto sarà eventualmente l’esistenza stessa a darci una “bastonata zen” che ci riporti a una presenza vera e sincera.
Nel pratico, restando aperti alle sfide della vita chiuderemo il divario tra le nostre idee e il nostro vissuto, in modo tale che tutto il nostro quotidiano sia espressione vera di noi. Non basta l’intenzione, le nostre azioni vanno nutrite della realtà del nostro Essere.

Come possiamo sentirci liberi quando le nostre stesse azioni sono in gran parte frutto di traumi, informazioni transgenerazionali e zone in-consce della nostra psiche?
La radice del nostro essere, che è Coscienza, è già libera da ogni cosa, ma è chiaro che non saremo liberi di esprimere nella materia questa libertà, fino a che la vita stessa non ci avrà mostrato tutto ciò che è ancora inconscio e nascosto. A quel punto avremo la possibilità, in modo sincero e autentico, di confrontarci e trasformare ciò che di noi non sentiamo più vero. Risvegliarci non è un atto di un momento, ma un processo che si integra nel corso di una vita intera, in cui continuamente il fiume dell’esistenza porta via ciò che è falso. Vivere il risveglio significa vivere in un costante lasciar andare, dove ciò che viene lasciato andare è se stessi, le immagini che abbiamo di noi, siano esse positive o negative. Alla fine del processo, questa morte dell’ego diventa, paradossalmente, autentica e vibrante celebrazione della vita in tutte le sue sfaccettature, così che alla fine niente più viene rifiutato. Ogni cosa e ogni persona, da questa nuova prospettiva, viene vista come un’espressione stessa del divino nella forma, anche laddove ci sia ancora ignoranza di sé. L’amore diventa assenza di noi stessi – come persone separate – e fioritura dell’individualità come massima emanazione della nostra scintilla divina. Sarebbe opportuno precisare che la meditazio-ne si occupa dello spazio che sta dietro la personalità e non dei suoi contenuti, come fa invece appropriatamente la psicologia. Nella meditazione si sperimenta la testimonianza di contenuti anche dolorosi della mente, da un luogo di grande libertà e compassione. Meditando possiamo riconoscere l’identificazione e l’attaccamento a false credenze, legate al condizionamento ricevuto e ai traumi subiti. Sconsiglio fortemente però, a coloro che hanno subìto dei traumi importanti, di relegare alla sola meditazione la propria autoindagine, perché tali tematiche dovrebbero essere seguite da professionisti esperti in questo campo. Un aiuto terapeutico professionale è necessario in tal senso, in quanto si potrebbe dolorosamente scambiare la meditazione con la dissociazione. Nella meditazione c’è una connessione percettiva con la nostra realtà interiore ed esteriore, mentre la dissociazione è una fuga naturale che spesso può accadere nei traumi e che va seguita da esperti qualificati.
Precisato questo, l’indagine spirituale consente di distaccarci dall’attaccamento e dall’identificazione egoica, così da poter testimoniare con maggiore chiarezza contenuti della personalità verso cui non c’è sufficiente distanza e respiro per poterne diventare consapevoli. Starà poi a noi voler eventualmente indagare quei contenuti attraverso la terapia.

Per chi vive riconoscendo che siamo una cosa sola è veramente cambiato qualcosa in questa situazione un po’ paradossale che ci troviamo a vivere oggi?
Se già si vive da questa presenza non cambia nulla a livello interiore. Allo stesso tempo, certamente, chi tra di noi è chiamato a condividere questo messaggio, sentirà con forza ancora maggiore la necessità di un impegno sincero a lasciar andare sempre di più qualunque schema sia rimasto in noi. In generale, siamo tutti invitati a essere un portale di trasformazione e di verità per ogni essere vivente. Vivere il risveglio significa donare la propria esistenza come servizio d’amore, sia che il nostro destino sia quello di insegnare sia che, attraverso il vivere, siamo di sostegno e luce a coloro che sono intorno a noi. Personalmente, il mio impegno in tal senso resta costante e sincero nell’essere aperta a imparare e ricevere dalla vita strumenti e comprensioni che mi permettano di amare in modo sempre più libero e incondizionato. È importante ricordarci che non abbiamo risposte preconfezionate al dispiegarsi dell’esistenza, ma che possiamo amorevolmente restare disponibili a far sì che sia l’amore a muoverci e ad agire ogni nostro incontro e relazione.

Nella tua percezione esiste la libertà? Cos’è per te?
Non esiste la libertà della persona separata, perché in realtà non siamo persone separate. Sebbene la persona non sia libera, noi facciamo continuamente esperienza di volontà. Quella volontà che sentiamo, dunque, non è frutto delle decisioni di un qualcuno ma del battito della vita stessa che si muove continuamente attraverso di noi.
Nel risveglio sperimentiamo una libertà dall’immagine che abbiamo di noi stessi e questo ci consente di scendere più in profondità e contattare lo scorrere costante del fiume della vita. Più siamo capaci di lasciar andare la paura e la separazione, e più permetteremo al fiume dell’esistenza di attraversarci liberamente. La libertà della vita stessa si esprimerà nelle nostre azioni come emanazione diretta del vero Sé nella forma.
È la Coscienza che, attraverso le nostre forme, sta facendo esperienza dell’umano. Siamo abituati a pensare di essere particelle che cercano di raggiungere un livello ultimo di unità, quando invece è proprio la Coscienza unica che attraverso queste vite impara e conosce se stessa nella materia. Quando siamo liberi dal giogo della paura, tutto il nostro essere diventa espressione totale dell’Esistenza stessa. Tutta la nostra vita a quel punto si manifesta come Coscienza incarnata e il vivere quotidiano è in quel momento la vertigine del divino nell’umano. Il vivere stesso diventa preghiera.

C’è qualcosa che non ti ho chiesto e che vorresti condividere per affrontare questa situazione o momenti futuri di “emergenza”?
Apri il cuore, senza la necessità di sapere come o perché; apri il tuo cuore a incontrare ciò che è difficile o spaventoso, senza rifiutare ciò che la vita ci propone ogni giorno, in termini di sfida al nostro senso di separazione e identità. Il nostro Cuore Sacro è l’unico luogo sicuro in tempi di crisi, che può funzionare da meravigliosa bussola, orientandoci verso la verità se ci sentiamo impauriti e confusi. Il Cuore spirituale non è un’emozione o una sensazione, ma il tempio del divino nell’umano. Usciremo da questa esperienza fortificati nella nostra capacità di amare e di avere compassione gli uni degli altri e potremo accedere a questo meraviglioso potenziale a cui il nostro Cuore ci chiama.

Intervista realizzata per la rivista Oltreconfine-16Libertà“, puoi scaricarla gratuitamente a questo link: https://bit.ly/2UDM3v3

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