Buio è il modo in cui la mente ancora basata sul concetto di ego vede il tuo vero Sè.
Lo vede come buio perché la mente non potrà mai conoscere la sua sorgente. Nel sentire l’avvicinarsi di quell’ignoto che ne determina l’estinzione è ovvio che insorga paura, è la paura della morte. E si sa nella morte siamo sempre soli.

Quella paura però lungi da essere qualcosa di negativo o da evitare, come la mente prospetta in quanto sente la sua stessa fine in essa, è in realtà la nostra stessa radianza, la nostra stessa gioia che è rimasta contratta nel concetto del me. In altre parole, quando l’attenzione si sta per spostare da ciò che crediamo di essere – il me- a ciò che siamo veramente- ciò che siamo sembra un abisso buio che suscita timore, ma se andiamo a toccare quella paura essa si svela per quella che è: gioia.

“Paura” è solo l’etichetta che il “me” pone sulla paura per evitare di sentirla. La paura di per sè è dunque un concetto che se affrontato a livello percettivo si rivela essere una sensazione intensa che cerca di espandersi e se ha il permesso di farlo si trasforma in gioia, in vitalità. La stessa vitalità che avevi da bambino quando ti sentivi eccitato riguardo qualcosa: allora non avevi paura solo eccitazione.

Se ti senti solo davanti ad un abisso buio è qualcosa di molto positivo: significa che quello che sei davvero sta emergendo e quello che pensi di essere sta per cadere. Ciò che sei davvero è sempre mistero e non può essere conosciuto: ecco perché la mente lo teme. Eppure in quel mistero risiede tutta la grazia della Vita, risiede la sua preziosità. Questa esperienza è preziosa perchè non è mai stantia, non può mai essere davvero conosciuto, la si può solo essere e nell’esserla viverla.

Ecco perché quando il senso di separazione cade l’esperienza dlla vita cambia. Essa cambia perché non “pensiamo” più la vita attraverso il concetto del me, bensì la viviamo come esperienza, la sentiamo in modo diretto per quella che è, ovvero un mistero, un’avventura.

Non resta che goderne e per farlo basta essere aperti – se è possibile – a sentire quella paura e quella solitudine. Nell’Uno il me si sente solo, ma se quel sentirsi soli è affrontato si scioglie nell’Amore che non conosce separazione e che quindi è assente del concetto di un “me” e di un “altro”. Tutto è Uno.

Shakti Caterina Maggi