Quando il senso del me si dissolve, quando la protezione egoica si assottiglia, quello che accade è che emergono tutta una serie di sensazioni, di emozioni che la struttura della personalità proteggeva.

Alcune di queste emozioni possono essere difficili all’inizio da gestire, sono molto intense, del resto se le avevamo nascoste in cantina dell’inconscio c’era un motivo. Ecco che nel passaggio dal vivere come un me separato a cominciare a testimoniare la vita da uno spazio di meditazione di presenza, possiamo sentirci più vulnerabili e questo momento di grande vulnerabilità è un momento molto prezioso per poter restare presenti a queste emozioni senza identificarci più con esse e con le storie che comportano. Ecco che in un certo senso dobbiamo avere la pazienza di imparare a prendere confidenza con questa vulnerabilità.
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Vulnerabilità è il modo in cui la mente chiama l’apertura del nostro essere, vulnerabilità è la nostra parte più umana, più vera, più fragile, più autentica. Restare presenti a tutto questo senza nasconderci dietro le strategie, compensazioni, ideologie, incluse le ideologie spirituali è la capacità di vivere ogni istante per ciò che veramente siamo incontrandoci, chiaramente.
Questo l’invito.